venerdì 8 marzo 2013

Precaria a chi?

Questo blog ha compiuto da poco tre anni. Era il 2010 quando è nato. Un anno che si sarebbe rivelato prodigo di novità, ma che iniziava nella più nera disperazione lavorativa.
Oggi, a distanza di 3 anni, mi capita di chiedermi: "ma sono ancora una precariamamma?"
Perché a volte la tentazione di tirarsi fuori è irresistibile. È un bisogno psicologico, una necessità emotiva. Poter dire: ce l'ho fatta, non sono più precaria. Sono una freelance, una libera professionista, una che fa un lavoro troppo particolare per poterlo ingabbiare dentro un contratto, eccetera eccetera eccetera.
Bastano due anni di lavoro continuativo, due anni di reddito dignitoso per potersi finalmente strappare di dosso l'etichetta di precario?
No.
Non bastano.
E non ne bastano nemmeno 10, di anni così, ad averceli.
Sempre precaria resto.
Perché il futuro è sempre un enorme, granitico punto interrogativo.
Questa è la realtà, non quella che ogni tanto mi figuro, per non lasciarmi lambire dalla depressione.
In questo periodo la mia principale fonte di guadagno è piuttosto ballerina. I pagamenti, che prima arrivavano più o meno puntuali a 90 giorni, si fanno attendere 4, 5, 6 mesi. E non ho alcuno strumento per sollecitarli. Non posso dire: "smetto di lavorare finché non pagano", perché se smetto sono fuori. Se smetto, rischio di non vedere neppure gli arretrati, per non parlare della voragine che si aprirebbe dopo. Sono incatenta a questo lavoro, e non posso nemmeno agitare le catene. Me ne devo stare buona e zitta, sperando che il committente, il cliente, abbia la bontà di pagarmi.
E non parliamo poi del contenuto di questo lavoro, lontano anni luce da quello che credevo che avrei fatto, quando ho iniziato questa via crucis nell'editoria.
Sono due mesi che non entrano altri lavori, e mi basta questo piccolo standby per sentirmi perduta. Non è solo la crisi d'astinenza di una workaholic. È piuttosto la percezione della propria vulnerabilità.
Vogliamo poi parlare dell'azzeramento di diritti e tutele?
Prendiamo il mese di febbraio, per esempio: mio figlio è stato ricoverato per appendicite, e io ho perso 5 giorni di lavoro. Potevo, da mamma, delegare a qualcun altro la presenza costante in ospedale? Non l'avrei fatto per nessuna ragione al mondo. Già mi era difficile allontanarmi 10 minuti per scendere al bar a prendere un caffè.
Ma sul bilancio del mese quei 5 giorni hanno pesato notevolmente, perché non ho diritto a nessun "paracadute". Per non aggravare di più la situazione, per non alleggerire ulteriormente la già magra fattura del mese, ho lavorato con la febbre per due giorni, con l'aiuto della santa tachipirina. Solo al sabato, finalmente, ho potuto permettermi di sdraiarmi sotto le coperte e sonnecchiare tranquilla.

Io faccio parte di una generazione precaria, non si sfugge. Il settore editoriale certamente è quello che offre meno possibilità, perché è un mercato fragile, con una struttura del lavoro che fa acqua da tutte le parti, dove vengono sperimentate e applicate tutte le formule contrattuali più mortificanti e alienanti.
Ma non è solo qui che tira una brutta aria. Basta guardare al sistema Paese, nel suo complesso, per sprofondare nel più inconsolabile pessimismo.
Il problema è che in Italia si continua da anni a perpetrare una politica di riduzione dei costi sulla pelle dei lavoratori. Io non sono un'economista, ma mi pare evidente che un'intera generazione di persone si è vista sottrarre passo dopo passo la possibilità di un reddito non dico sicuro, non dico stabile, ma almeno prevedibile. A fronte di tutto questo, è ovvio che la domanda interna si riduca drasticamente. La gente compra sempre meno i beni di prima necessità, figurarsi i libri! E vi risulta che si sia fatto qualcosa, nel frattempo, per sostenere il reddito? Ormai non si parla neppure più di incentivi o rottamazioni, che erano un modo in cui lo Stato sistemava cerotti qua e là per fermare l'emorragia del potere d'acquisto.
La mia impressione è che la riduzione del reddito non sia una conseguenza della crisi, ma che sia il fine: trasformare l'Italia in un Paese con un costo del lavoro bassissimo, che magari attiri investimenti promettendo il massimo dei profitti.
La mia generazione è carne da macello in questo processo.
E quindi mai, mai, mai, potrò uscire dalla condizione di precarietà.
Precariamamma per sempre. Amen.

Però dai, concludiamo con una nota di ottimismo.
A febbraio ho anche vinto un premio, uno di quelli che tanto piacciono ai piccoli blogger come me:



Grazie a Siro per il pensiero.
Ora, dopo circa un mese, è tempo che io onori il premio nominando a mia volta 5 blog con meno di 200 follower.
Dunque, mumble mumble.
Immagino che non sia contemplata la possibilità di ricambiare direttamente, quindi non posso premiare Il lupo nelle fragole, di cui comunque consiglio vivamente la frequentazione.

Allora diciamo:
La pera in bilico, che se non fossi certa che io sono io, direi che sono lei. Non ho idea di quanti follower abbia, però.
Operai dell'editoria unitevi. Idem, non so quanti siano i follower, ma vi consiglio di unirvi al novero, perché è un blog che non delude mai.
Il vasetto di Pandora. Perché a leggere cose intelligenti si diventa più intelligenti :)
Post Modem Plan. Un blog nuovo nuovo pieno di stimoli interessanti!
Il blog di caia coconi, una recente e piacevole scoperta. Avrà più di 200 follower? Non sono riuscita a trovare questa informazione... in ogni caso non potevo non citarla!

A loro l'onere di continuare la catena, se ne avranno voglia :)

pant pant, ecco le regole del gioco... non avevo pensato a copincollarle. Portate pazienza:
"Questo premio mira a diffondere piccoli blog amabili, o liebster, appunto. E con “piccoli” si intende blog con meno di 200 iscritti. Per ritirare il premio basta: ringraziare il/la blogger nominante; incollare il badge “Liebster Award” in un proprio post; assegnarlo a vostra volta a cinque piccoli blog amabili; infine, avvisare i blogger scelti da noi con un commento."




12 commenti:

  1. Uh, spasibo! Non so cosa voglia dire questa nomination ma resta comunque molto molto gradita e cosa. Numero di followers? Be', pochissimi se si contano solo gli utenti di wordpress, sui 160 se invece ci aggiungo i membri del gruppo Operai dell'editoria unitevi su FB. Va bene?

    RispondiElimina
    Risposte
    1. direi che va bene! non so come si dica in russo, ma ora a te la palla :)

      Elimina
  2. Condivido l'ottimismo! Grazie per la nomina, spero di pubblicare presto qualche nuovo post su Postmodemplan ma ultimamente sto affrontando giornate da incubo (sempre per restare in tema) ed è difficile rimanere al passo. Teniamo duro!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. brava, scrivi che sono curiosa di leggerti. Poi magari fai un piccolo dizionarietto per me? Tipo: che cosa significa "meme"?

      Elimina
  3. ecco, vedi, io oggi ero tutta felice che mi sono preparata 2 belle note da spedire nel mondo. due, non una, due. che quando capita mi sento una che nella vita lavora, non passa tutto il tempo a smacchiare giaguari.
    e poco importa se non ho inchiostro nella stampante, o buste e francobolli e manco le marche da bollo da un euro e ottantuno.
    io oggi ero felice.

    poi ho letto il tuo post e mi sono depressa da morire.
    se guardi bene, in mano ho pure lo smacchiatore.

    sob
    sigh
    snort
    pork!

    grazie per il premio, non ho idea di quanti follower abbia, ma visto che li curo poco, non li annaffio praticamente mai, non li espongo al sole e alla bisogna ne taglio qualcuno per condire la pasta, dubito che siano più di una manciatina.
    che qua, nissun è fesso!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. chi ci ama ci segua. Io ti seguo, quindi forse ti amo :)
      Mi dispiace di aver abbattuto il tuo umore, ma si sa che il pessimismo è contagioso...

      Elimina
  4. Tesoro bello. Prima parte del post: con me sfondi un open space. Pur di lavorare perlomeno nel settore (ampio) "comunicazione" sono diventata una categoria residuale, o un jolly, come preferisci. Ho poi due bambine che insieme arrivano a poco più di 3 anni, quindi taaaaaaaante malattie.
    Seconda parte del post. Tesoro bello-parte seconda: non hai messo le regole. E poi ti pare che non avrei citato la mitica Caia se avessi potuto? Lei 200 followers se li magna a colazione. Hai fatto bene a premiarla comunque, che un premio in più non fa mai male. Mi andrò a vedere i tuoi premiati, non ne conosco ancora nessuno.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "Questo premio mira a diffondere piccoli blog amabili, o liebster, appunto. E con “piccoli” si intende blog con meno di 200 iscritti. Per ritirare il premio basta: ringraziare il/la blogger nominante; incollare il badge “Liebster Award” in un proprio post; assegnarlo a vostra volta a cinque piccoli blog amabili; infine, avvisare i blogger scelti da noi con un commento." Ecco.
      Ciao!!!

      Elimina
  5. grazie mille, carissima!
    non so se "è valido", ma ti ho citata anch'io:
    http://vasettodipandora.wordpress.com/2013/03/09/liebster-award-chi-sara-costui/

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ciao, ho cercato di commentare nel tuo blog ma non mi è stato possibile, accetti solo i registrati? non avendo un blog wordpress io non saprei come fare...
      comunque volevo dirti questo: Ciao, io sono Siro, quella che ha dato il liebster a Precariamamma. Scusa se mi intrufolo, ma visto che Stefania non ha messo le istruzioni del premio nel suo blog te le compio incollo qui. Anche tu puoi copincollarle nel tuo post. Non vorrei essere pedante, ma si rischia di perdersi delle cose per strada...
      "Questo premio mira a diffondere piccoli blog amabili, o liebster, appunto. E con “piccoli” si intende blog con meno di 200 iscritti. Per ritirare il premio basta: ringraziare il/la blogger nominante; incollare il badge “Liebster Award” in un proprio post; assegnarlo a vostra volta a cinque piccoli blog amabili; infine, avvisare i blogger scelti da noi con un commento." Ecco.
      Ciao!!!

      Elimina
    2. Siro, come farei senza di te? Ora comunque emendo il mio errore ufficialmente :)

      Elimina
    3. Pandora, anch'io ho provato a commentarti ma i mie commenti si sono perduti negli abissi della rete. Secondo me perché wordpress a noi di blogspot ci snobba...

      Elimina